Finale "da fogo"
Per chi non fosse pratico dello slang veronese, l’espressione “da fogo” può essere tradotta con “da urlo”, “alla grande”. Ma in questo caso, come capirete leggendo, è da prendere più “alla lettera”.
Questo post l’avevo già scritto lunedì mattina, dallo Starbucks dell’aeroporto di Vienna, ma la tecnologia non mi è stata amica e ha reso vani 15 minuti di digitazione con il T9, esperienza provante quasi quanto il trekking nella foresta di Chiang Mai :-)
Ormai è passata quasi una settimana dalla fine del viaggio e mi fa un po’ strano continuare ora il resoconto delle nostre avventure. Ma d’altronde non posso abbandonare i nostri due personaggi là dove li avevamo lasciati, a Ko Phangan, anche se so che a loro non dispiacerebbe affatto rimanerci ancora per un bel po’ di tempo.
Risolti i problemi con le presenze (grandi e piccole) indesiderate nei nostri bungalow e gli incontri spinosi dei miei piedi, siamo finalmente riusciti a rilassarci al mare (credetemi, è stata dura, ma ce l’abbiamo fatta :-)
Venerdì (5 settembre, ndr) data la giornata un po’ più nuvolosa delle altre, abbiamo noleggiato uno scooterino 50cc (4 € per 24h, 1€ per litro di benzina – ma d’altronde si sa che sulle isolette turistiche tutto costa di più) e siamo andati alla scoperta dell’isola. Presa confidenza con il nostro mezzo (con il minimo troppo basso!), con la guida a sinistra, con le strade lastricate con gittate di cemento e non asfalto, con le altre strade non lastricate affatto, con i cani in libera circolazione e con le tortuose discese e salite al 20% (che hanno costretto più di una volta Monica a scendere a metà e completare la scalata a piedi, per manifesto KO tecnico del nostro, e solo del nostro, moto-cesso!) è stato divertente e rilassante. E soprattutto è stato “libero”, andare in giro in motorino in infradito, boxer da spiaggia e t-shirt, senza casco. Per me, che qui prima di prendere la moto mi metto (e faccio mettere) stivaletti, giaccone con protezioni, protezione per la schiena, guanti e ovviamente casco, beh, è stato tutto quel senso di libertà che vado cercando. Comunque, dopo tanto girovagare e rilassarci, ci sembrava giusto concederci un massaggio thailandese con oli, al prezzo di 8 € per un’ora (ve l’ho già detto, costosa questa isola).
Sabato (6 settembre, ndr :-), dopo aver liberato la camera alle 11 e dovendo attendere le 3 del pomeriggio per prendere il taxi che ci avrebbe portato al molo (con circa 2 ore di anticipo sull’orario di partenza della nave!) abbiamo deciso di metterci
a prendere il sole a bordo piscina e concederci un ultimo bagno prima di pranzo. Adesso, ditemi la verità, voi per mettervi giusto 2-3 ore al sole di mezzogiorno dei tropici d’estate, vi saresti messi la crema abbronzante, solo perché di carnagione siete bianchi e coi capelli chiari? Certo, sia voi che un bambino di 6 anni l’avreste fatto. Noi, invece? Perché perdere diciamo mezz’ora di tempo per mettersi la crema protettiva prima, quando si possono passare ore e ore nei giorni seguenti a mettersi creme idratanti e pomate a base di cortisone? E poi in questo modo abbiamo risparmiato i soldi dell’ultimo massaggio che non abbiamo fatto a Bangkok (per ovvi motivi). Inoltre, nel viaggio di ritorno in aereo, non ho avuto bisogno di mettere la felpa perché emanavo calore!
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